Simona Baseggio

Simona Baseggio

Gli atti emessi dal 90% dei Comuni sono giuridicamente inesistenti per difetto di firma a stampa

Scopri perché il 90% degli atti emessi dai Comuni potrebbe essere giuridicamente inesistente a causa della mancanza di firma a stampa. Un'analisi dettagliata delle implicazioni legali.

Vorrei condividere con voi questo argomento portandovi nel cuore del mio lavoro. Attualmente sto impugnando un atto di accertamento IMU emesso da un ente locale per conto di un cliente. L’importo dell’accertamento è di circa 45.000 euro e presenta un difetto molto comune negli atti degli enti locali: la presenza di una firma non idonea che quindi rende l’atto giuridicamente inesistente poiché non firmato.

Se avete ricevuto un atto simile e siete in dubbio su se impugnarlo, vi consiglio di controllare questa caratteristica. Ovviamente sempre se non siete tra quelli che ritengono immorale vincere su una pregiudiziale come un difetto di firma o di notifica, 😀

L’atto in questione è firmato “a stampa”, come previsto dall’articolo 1 comma 87 della legge 549 del ’95. Questa legge prevede che il funzionario designato dal tributo può firmare in modo meccanico, ovvero non a mano, ma con una firma stampata dal computer, a determinate condizioni.

Queste condizioni sono tre:

1. L’atto deve essere generato da sistemi informativi automatizzati;

2. Deve esistere una determina dirigenziale che espliciti la fonte dei dati utilizzati dal computer per generare l’atto;

3. La stessa determina dirigenziale deve indicare il nome e cognome del responsabile che firmerà in modo automatizzato gli atti.

Questi atti vengono poi stampati e inviati per posta ai contribuenti. Sul fatto poi se sia lecito per un ente locale semplicemente inviare per posta un atto, ne ho parlato in un altro articolo del mio blog (e trovate anche il video sul mio canale).

Ma torniamo alle questioni di firma.

Quando ricevete un atto come questo, controllate la firma. Se c’è scritto “firmato Mario Rossi, responsabile del tributo”, seguito da “firma stampata ex articolo 1 comma 87 549/95”, siete in questa situazione. In molti casi, la determina dirigenziale viene menzionata direttamente nell’atto, ossia a questa dicitura viene aggiunto “come da Determina Dirigenziale n°… del…”.

Ma potrebbe anche non essere indicata.

Questa determina di solito può essere trovata nell’albo pretorio del sito del comune, ma se non riuscite a trovarla, richiedetela attraverso un accesso agli atti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, queste determine non sono ben fatte. Spesso, indicano il nominativo del funzionario che firmerà, ma non dicono nulla sulla fonte dei dati. Ed è un problema perché la legge richiede che la determina dirigenziale indichi in modo esplicito e pubblico dove il computer prende le informazioni per generare l’atto.

Questa regola è molto importante perché è stata introdotta a garanzia della controllabilità che l’elaborazione automatica degli atti sia corretta. L’idea è che se il computer ha le informazioni giuste, sarà in grado di produrre atti corretti.

Al contrario, se non so da dove il computer prende le informazioni, potrei non essere in grado di difendermi adeguatamente. Potrei ricevere un atto che mi chiede di pagare l’IMU sulla mia prima casa, che dovrebbe essere esente, e non capire perché. Il sistema informatico dell’Ente Locale,  potrebbe non aver ricevuto le informazioni corrette, come per esempio che sono diventato proprietario della casa, perché non è collegato alle fonti dati catastali, ma aver ricevuto le informazioni corrette dalla mia residenza.  

Se non so da dove il computer prenda le informazioni, non posso verificare se queste a sua disposizione siano idonee a far elaborare un atto corretto. Secondo me, questo ha un impatto significativo sul difetto di motivazione. Gli atti automatizzati non contengono spiegazioni su perché vengono calcolati in un certo modo. Quindi, è fondamentale che l’ente locale dichiari pubblicamente quale sia la fonte dei dati, è un requisito sostanziale, non solo formalmente previsto da una norma.

Quindi, nel caso in cui la determina difetti dell’indicazione della fonte dei dati, quella firma non è valida. Poiché non c’è un’altra firma sull’atto, e la legge richiede che gli atti siano firmati dal responsabile del tributo, quell’atto è legalmente inesistente.

La nostra impugnazione non può in alcun modo sanare quel difetto.

Potreste chiedervi se ho avuto successo nell’impugnare atti simili. In realtà, ho impugnato alcuni atti e ho vinto, ma non per questo motivo. Attualmente, ho due casi molto importanti che abbiamo portato in Corte di Cassazione.

Vi terrò aggiornati su questi casi. Non ho trovato sentenze su questo aspetto particolare della fonte dei dati, quindi sarà interessante vedere cosa deciderà la Cassazione.

Su questo tema ho scritto anche un articolo che trovata sulla rivista l’Accertamento (marzo 2021) in cui approfondisco la questione.

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Chi Sono

simona baseggio

Sono una Commercialista specializzata in difesa fiscale e finanza agevolata. Credo nel difendere i contribuenti e nel facilitare l’accesso ai fondi europei. Valuto l’efficacia della comunicazione e cerco l’equilibrio nella vita.

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